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Rassegna stampa

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Sanità, l'U.A.P. alza la voce: «Un solo sistema, un solo diritto alla cura». Servono risposte concrete

A Roma il confronto promosso dall'U.A.P. sulla sanità nazionale: dopo i saluti di Maria Grazia Cucinotta, dieci interventi su tariffe, programmazione, liste d'attesa, farmaceutica, strutture territoriali, ospedali, professionisti e sicurezza.

Una mattinata di confronto serrato sulla sanità italiana, con un messaggio che ha attraversato tutti gli interventi: il Servizio sanitario nazionale non può più essere affrontato attraverso annunci e slogan, ma con scelte concrete e risorse adeguate. Una sanità che non può più permettersi contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato, ma che deve imparare a utilizzare in maniera coordinata tutte le capacità disponibili.

Ad aprire i lavori è stata una conduttrice d'eccezione, Maria Grazia Cucinotta, da sempre attenta alle problematiche della sanità italiana, che ha accompagnato il confronto ponendo ai relatori una serie di domande dirette sui principali nodi del sistema.

La presidente U.A.P. Maria Stella Giorlandino, nel suo intervento introduttivo, ha chiarito subito la scelta di fondo dell'iniziativa: pubblico e privato accreditato devono essere considerati componenti di un unico SSN, all'interno del quale deve però esserci una forte regia pubblica capace di programmare, orientare e controllare. Una posizione accompagnata anche da una scelta politica precisa: non invitare rappresentanti della politica, per evitare che la sanità diventi terreno di passerelle e dichiarazioni senza conseguenze concrete.

Nel suo intervento di apertura, Giorlandino ha affrontato il nodo del nuovo nomenclatore tariffario, indicando nelle parole chiave dell'U.A.P. trasparenza, indicizzazione, programmazione e valore per il paziente. La questione non riguarda soltanto quanto viene riconosciuto alle strutture, ma soprattutto come vengono determinati i costi delle prestazioni e come le risorse disponibili vengono utilizzate.

Il professor Paolo Poletti ha affrontato il tema dalla prospettiva della sanità pubblica: con risorse limitate, il SSN non può permettersi di lasciare inutilizzata una parte della propria capacità assistenziale. Da qui la necessità di una regia pubblica più forte, capace di partire dai bisogni reali della popolazione.

Il dottor Valter Rufini è entrato nel merito del nuovo nomenclatore, ponendo una domanda fondamentale: gli aumenti annunciati corrispondono realmente all'inflazione maturata dal 2024? E soprattutto: si conosce finalmente il costo reale delle singole prestazioni?

Il dottor Aldo Allegretti ha portato il confronto sul peso crescente della spesa farmaceutica sui bilanci sanitari; il dottor Alessandro Totaro ha richiamato il ruolo delle piccole e medie strutture sanitarie, che garantiscono prossimità e continuità assistenziale; il dottor Leonardo Di Maggio ha portato il confronto sul terreno della cardiologia, dove la tempestività incide direttamente sugli esiti.

Il filo conduttore, ribadito da Giorlandino in chiusura: «Basta contrapposizioni: pubblico e privato accreditato sono parti dello stesso SSN».

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